Versace nacque a Reggio Calabria nel 1946 e fin da piccolo visse dentro alle cose di moda per via di sua madre, che aveva una bottega da sarta nel centro della città. All’inizio degli anni Settanta si trasferì a Milano, dove iniziò a lavorare per alcune aziende di moda e nel giro di qualche anno arrivò a presentare la prima collezione con il suo nome sopra. In quel periodo la moda era ancora una cosa che riguardava gente molto ricca, e aveva poco o niente da spartire con le masse. Quasi non aveva collegamenti con le principali industrie culturali del mondo, dal cinema all’arte. Ma Versace, un po’ perché aveva una testa come pochi altri un po’ perché era cresciuto in Calabria, lontano dalle bolle in cui lavoravano gli stilisti milanesi o parigini, sapeva che la frontiera della moda era un’altra, e prevedeva lo sconfinamento e la sovrapposizione con la cultura popolare.
ùLa mattina del 15 luglio 1997, lo stilista Gianni Versace fu ucciso davanti alla sua casa di Miami Beach, in Florida, mentre rientrava da una passeggiata. A sparare fu Andrew Cunanan, un serial killer che nei tre mesi precedenti aveva ammazzato altre quattro persone, e che era conosciuto per stringere legami con ricchi uomini anziani, sfruttandoli per spendere i loro soldi. A quanto si sa, però, Cunanan e Versace non si conoscevano, e non si seppe mai se dietro alla morte dello stilista ci fu qualcosa di più di una sfortunata coincidenza: anche perché Cunnan si suicidò una settimana dopo. L’omicidio di Versace ebbe un grande impatto negli Stati Uniti e soprattutto in Italia. La sua fama era uscita dai confini dell’alta moda per entrare da più parti in quelli della cultura popolare: e questo per via di un movimento analogo e parallelo dell’alta moda in generale, avvenuto in buona parte per quello che aveva fatto Versace stesso.